La spremitura delle uve appassite della Nosiola, per il Trentino D.O.C. Vino Santo.
Di Ugo Merlo
E’ stata una festa con una partecipazione record, quella di domenica 29 marzo alla cerimonia della pigiatura delle uve della Nosiola – unico bianco autoctono del Trentino – per la preparazione del vino Santo della vendemmia 2025. Il rito che la Confraternita ed i Vignaioli del vino Santo organizzano da anni, si è svolto alla cantina Gino Pedrotti, una storia di vini dal 1912, a lago di Cavedine. Essendo l’appuntamento di domenica e nell’ambito di “Divin Nosiola” erano oltre 200 le persone nel cortile erboso di Giuseppe Pedrotti, che guida l’azienda vitivinicola, accolte con la consueta cordialità. E’ stata quindi una bella festa conclusa con i confratelli impegnati a torchiare le uve appassite per lungo tempo della Nosiola.
In questa occasione la Confraternita ha intronizzato due nuovi confratelli: Matteo Rensi, Leonardo Bizzaro e un confratello onorario: Silvio Barbero.
Il padrone di casa Giuseppe Pedrotti ha rivolto ai convenuti il suo benvenuto seguito dal saluto di Alessandro Poli, presidente dell’Associazione dei 6 Vignaioli del vino Santo. Il gran maestro Leveghi ha parlato della storia del vino Santo, capace di essere interprete dell’identità del territorio e del Trentino, realizzando un prodotto distintivo e di alta qualità. Silvio Barbero, piemontese fra i fondatori di Slow food, da anni frequentatore del Trentino e collaboratore nel settore vitivinicolo ha ringraziato per la nomina sottolineando l’importanza della cultura del vino e del tempo, che ha nell’appassimento e nella lunga permanenza nelle botti del vino Santo, un esempio di stili di vita. La festa è poi proseguita con la degustazione di Nosiola e del vino Santo.
Il vino Santo nasce circa nel 1500, con l’antica pratica dell’appassimento delle uve e la produzione si sviluppa nei secoli grazie al fiorente mercato mitteleuropeo, garantito dall’Impero Asburgico di cui il Trentino era parte. Dopo la prima Guerra Mondiale, il vino Santo Trentino entra in un periodo di crisi e solo la tradizione di produrlo in famiglia ha permesso di preservare questo vino, un patrimonio identitario e culturale tramandato con passione da generazioni. La storia del vino Santo Trentino è conservata e raccontata nella Casa Caveau di Padergnone, frutto dell’intervento di recupero dell’antico appassitoio della famiglia Rigotti. La tradizione del vino Santo è ripresa negli anni settanta del secolo scorso è gelosamente conservata e dall’Associazione Vignaioli del vino Santo e che ogni anno mettono ad appassire sulle “aréle” i migliori grappoli di Nosiola maturati nei loro vigneti, per portare avanti una tradizione scolare di cui sono fedeli custodi. Le uve riposano e perdono liquido, per arricchirsi nel locali sapientemente areati, di muffe nobili: la botrite. Quelle uve vengono ammostate, secondo la tradizione nella settimana Santa. Il mosto poi avvia la fermentazione, al termine della quale il vino viene fatto riposare per molti anni nelle botti di legno. Le aziende agricole socie dell’Associazione sono sei: Maxentia, Gino Pedrotti, Pisoni, Francesco Poli, Giovanni Poli e Pravis. Ogni anno vengono prodotti circa ottanta ettolitri di Vino Santo Trentino. Dopo più di dieci anni di lenta maturazione in botte, la bottiglia accoglie questo nobile vino dal bouquet complesso, di dolce eleganza e di straordinaria longevità: e in bottiglia può rimanere ancora per decenni, senza temere il passare del tempo.

